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L' Iniziativa PDF Stampa E-mail

La grande festa per l’inaugurazione proprio nelle stesse giornate di dolore per la scomparsa di Cristina
È realtà il Centro di andinismo intitolato a Casarotto in Perù, nato per l’impegno di tanti, soprattutto del Cai di Recoaro. 


Sabina Bollori*
Giornata radiosa a Marcarà, Cordillera Blanca.  Il Huascarán troneggia sopra
la valle.  Grande giornata per i ragazzi che sono l’anima di questo nuovo
Centro di andinismo, dedicato a Renato Casarotto.  Ragazzo anche lui, per
primo e da solo, su quella parete nord del Huascarán, nel 1976.  Diciassette
giorni, una grande fatica.  La fatica che ritorna, nelle canzoni che oggi
animano la messa, nel lavoro che sta dietro questa bella struttura.
Arrivano le autorità, in aereo, chiamate per questo giorno importante.  La
chiesa è gremita.  Novanta ragazze in camicia bianca e trecce nere lucenti
cantano in coro.  Cantano spagnolo, quechua, latino.  Emozioni scorrono lungo
la navata, seguendo le note del canto, o al nome degli alpinisti che hanno
lasciato la loro vita su queste montagne.  Celebrazione e festa.  Festa piena.
Un gruppetto di danza tradizionale nord peruviana ci accompagna al Centro di
andinismo, poco distante dalla chiesa.  Padre Ugo De Censi, il fondatore
dell’Operazione Mato Grosso, è il fulcro attorno a cui ruota l’intera
giornata.  Dal cammino spirituale tracciato in chiesa, alla regìa festosa con
cui inaugura l’ingresso al Centro, al senso profondo del lavoro educativo e
sociale, la sua è una testimonianza e una presenza che colpisce tutti,
scuote gli autorevoli e i semplici.
Ma l’intonazione prevalente è allegra, oggi si celebra.  Una bottiglia di
vino bianco e una di rosso stanno appese a due nastri bianchi e rossi - i
colori del Perù - sopra l’ingresso, pronte per essere infrante nella
contentezza generale.  Spetta a Bruno Bruni, presidente del Cai di Recoaro
Terme, in rappresentanza delle sezioni vicentine del Cai, porre mano al
martello insieme ad altre autorità presenti.  Seguono, nel salone affollato,
gli interventi di chi ha realizzato tutto questo, la testimonianza di una
delle guide, i responsabili dell’OMG e della Escuela de guias de alta
montagna “Don Bosco de los Andes”.
Sotto lo zaino e la piccozza di Renato Casarotto appesi alla parete, e ad un
grande ritratto con Don Bosco e un ragazzo a fianco di Renato, ascoltiamo il
racconto di quanto sia importante questa opportunità di formazione e di
lavoro per i giovani di qui.  Lavoro che non significa soltanto denaro, ma
educazione, convivenza, responsabilità, rispetto.  Educazione ai valori umani
della carità, convivenza con le comunità locali, responsabilità per il
modello di sviluppo, rispetto per l’ambiente naturale.  Dieci anni di
formazione e lavoro nella scuola.  Decenni di realizzazioni da parte dell’OMG
in tutto il Paese.  Scuole, case, centrali elettriche.  Intervengono il
ministro dell’ambiente, le massime autorità della Presidenza della
Repubblica, dell’Ente per il turismo e dell’Istituto della cultura.
Autorità a volte perfino imbarazzate davanti a tante realizzazioni,
consapevoli forse di averle più ostacolate che facilitate, e che ora si
impegnano a sostenerne il futuro.  Questo futuro che anche le sezioni
vicentine del Cai hanno aiutato a costruire.  Essere qui oggi è far parte di
questa grande festa, dove si mescolano canzoni peruviane e italiane.  Far
parte di un progetto sotto i nostri occhi, che si può toccare con mano. 
Questi ragazzi meritano un futuro.  Sono pronti per accompagnare chiunque
desideri su per queste montagne magnifiche.  La loro grande sfida è poter
lavorare, mettere in pratica ciò che hanno imparato.  Sta a noi far conoscere
queste opportunità, la grande bellezza naturale delle Cordigliere peruviane
e il ricco patrimonio culturale e storico del Paese, la gentilezza ospitale
delle popolazioni andine.
Il sostegno finanziario che fino ad oggi le sezioni vicentine del Cai hanno
dato alla realizzazione del Centro di andinismo “Renato Casarotto” comporta
ora l’impegno a far conoscere le attività offerte dalle sue guide a tutti
gli appassionati di montagna; così che esse diventino una concreta
possibilità di lavoro e di sviluppo per le comunità andine.

 

 
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